colobraro
Colobraro è un piccolo paese della valle del Sinni posto su un’altura rocciosa ripidissima da cui si gode uno splendido panorama, forse il più ampio di tutta la regione. Dai ruderi del palazzo baronale, detto anche il castello, si osserva il Golfo di Taranto dalla Puglia alla Calabria, il Pollino e quasi per intero la provincia di Matera. Il toponimo Colobraro deriva da Colubrarium, che vuol dire luogo che abbonda di colubridi, una famiglia di serpenti corridori e innocui che pare fosse molto diffusa nell'antica foresta del paese di cui  ci rimane il Bosco di Serra Cortina e il Bosco di Sirianni. Ai piedi del Monte Calvario si eleva la cappella di Santa Maria della Neve, detta anche di Santa Lucia, un edificio a navata unica, con accanto i ruderi del vecchio monastero benedettino di Santa Maria di Cironofrio, attestato nel secolo XII. Da visitare nel centro abitato, i ruderi del castello del Principe Michele Enrico Carafa, il musicista che compose nel 1827 "Il Masianiello, peccatore napoletano". Inoltre si segnalano la chiesa di S. Nicola del secolo XII,  anche  se conserva ben poco della sua costruzione originaria e l’adiacente cappella dell’Icona che custodiva un trittico della scuola di Giotto ora trasferito a Tursi nella chiesa della Rabatana. In un nuovo quartiere è da visitare la parrocchia dell’Immacolata progettata dall’architetto Nicola Pagliara nel 1977. Invece in posizione periferica rispetto al centro abitato sorge il  convento francescano costruito nel 1601 di cui si ammira la chiesa di Sant’Antonio a navata unica con volta a botte unghiata.  La seconda domenica di settembre nel Bosco di Sirianni si celebra la festa della Madonna del Bosco. Una folla di fedeli si raduna alla cappella della Madonna del Carmine di proprietà della famiglia Gialdino per i festeggiamenti.