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Dolomiti Lucane

Dolomiti Lucane

masserie fortificate
Le masserie del materano, ben visibili lungo tutto il territorio del Parco, hanno costituito fino agli anni ’60 il centro nevralgico degli interessi economici. I contadini e i pastori del passato, vivendo a stretto contatto con la natura, esercitavano uno sfruttamento responsabile delle risorse, un sapere trasmesso di generazione in generazione. Ciascuna di queste unità produttive, foresi, pastori, vaccari e porcari, dislocati rispettivamente nelle masserie, negli iazzi, nel vaccariccio e nel porcilaio, era diretta da un massaro, una figura professionale che si tramandava di padre in figlio e che coordinava le attività agricole e zootecniche del latifondo. Le strutture rurali presentano l’edificio padronale, gli alloggi dei salariati, i depositi e gli ambienti di uso comune quali pozzi, forni e cappelle. Altri elementi tipici strutturali sono la corte interna e gli elementi di fortificazione quali le torri, le garitte e muri di cinta con camminamenti di ronda. Durante la raccolta delle olive, la sarchiatura, la mietitura, la trebbiatura e la debbiatura, la masseria diventava un piccolo villaggio legato alla presenza di salariari sia fissi che stagionali. Lo iazzo invece è un ovile in grotta scavato sempre verso sud e in leggera pendenza, per permettere lo scolo degli escrementi solidi e liquidi verso la concimaia e proteggere gli animali dai venti freddi del nord. La sua caratteristica è il muretto a secco, che racchiude l'area perimetrale destinata al giacere degli animali. Spesso nelle soste durante la transumanza si utilizzavano anche recinti mobili, costituiti da addiacci a rete e cancelli in legno.