villaggio neolitico
Il territorio materano si caratterizza per la presenza di numerosi villaggi neolitici cinti da fossato difensivo scavato nella roccia. La fase finale del neolitico si caratterizza per la ceramica di Serra d'Alto decorate da protomi animali, sulle anse a nastro e fire geometriche  e per la ceramica dipinta di Diana.  La Murgia ha offerto le condizioni migliori per la crescita economica delle popolazioni neolitiche. Infatti nel neolitico l'uomo apprende le tecniche di lavorazione della terra, che utilizza in prossimità di corsi d'acqua, e il commercio dei prodotti, soprattutto cereali e legumi. Villaggi preistorici si rintracciano in localtà santa candina, setteponti, serra d'alto, murgecchia, tre ponti, murgia timone, trasano, trasanello, verdesca e tirlecchia. Il Villaggio trincerato di Murgia Timone fu scoperto dall’archeologo materano Domenico Ridola ed esplorato a più riprese a partire dal 1897. La sua superficie si presenta circondata da due fossati tangenti tra loro; uno di forma ellittica e l'altro di forma circolare. La parte incompleta della trincea, forse per la durezza della pietra, era sostituita da un muretto a secco, che proteggeva gli armenti del villaggio dagli attacchi degli animali selvatici. La forma ad 8 potrebbe essere considerata come l’archetipo delle forme di ricovero per ovini, caprini e bovini, che pastori e vaccari hanno continuato a realizzare sulla murgia sino ai giorni nostri. Vi sono buche per pali di capanne, vasche per la raccolta delle derrate alimentari e tombe a grotticella circondate da cerchi di pietra, la cui esplorazione ha portato alla scoperta di scheletri e materiali da corredo dell'età del bronzo. Lungo il fossato e sul piano sono stati trovati oggetti di ceramica impressa evoluta, graffita e dipinta.