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Dolomiti Lucane

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alberobello

La valle d’Itria è punteggiata di Trulli sparsi nelle campagne, di querce rare che si alzano contro i muretti a secco, e di lame coltivate a mandorli, oliveti e vigneti. I trulli sono costruzioni basse in pietra, con pareti imbiancate a calce e il tetto conico di colore grigio. La zona monumentale di Alberobello, patrimonio UNESCO dal 1996, è interamente composta di trulli uniti tra loro a piccoli gruppi e allineati lungo le vie principali. Le costruzioni hanno ingresso basso segnato da un architrave, un vano principale quadrato con angolo cottura posizionato nella controfacciata di ingresso per permettere una facile uscita ai fumi della cucina. La copertura è una cupola di lastre sottili a cerchi concentrici di forma conica coronata da pinnacoli decorativi. Tali abitazioni si dispongono soprattutto nel rione aia piccola, una zona ventilata dove si separava il chicco di grano dalla spiga, e nel rione monti, più densamente popolato con circa mille trulli e la chiesa di Sant’Antonio anch’essa disegnata a forma di trullo. Le prime costruzioni si ebbero ad opera del Conte Gingirolamo Acquaviva Orsini Del Balzo d’Aragona, detto il Guercio di Puglia, che nel 1635 incitò i contadini ad utilizzare i trulli come dimora stabile. Il villaggio divenne libero con regio decreto nel 1797. A pochi chilometri dal centro abitato si trova la “casa rossa”, una costruzione a due piani con trenta vani e ambienti sotterranei, in cui furono imprigionati, dal 28 giugno 1940 al 6 settembre 1943, duecento ebrei di nazionalità italiana e straniera. Oggi si pensa di recuperare il campo di concentramento, per realizzare il museo della Shoa.